Antropologia: fra gli Ominidi primitivi, maschi molto più grandi delle femmine

Lo studio dà indicazioni sull’evoluzione delle differenze tra i sessi e la struttura sociale in antenati della linea evolutiva umana
L’uguaglianza tra i sessi, almeno dal punto di vista delle dimensioni fisiche, è un traguardo sostanzialmente raggiunto. Ma all’epoca dei nostri più lontani antenati, tra due milioni e un milione e mezzo di anni fa, le cose non stavano affatto così: i maschi adulti erano molto più grandi, quasi il doppio, delle femmine.È stato scoperto attraverso l’analisi di resti fossili della specie Paranthropus robustus, che ha reso possibile stimarne il sesso (in base alle caratteristiche morfologiche) e l’età (in base al grado di sviluppo dei denti), ma anche ipotizzare la struttura sociale dei gruppi nei quali vivevano.Lo illustra uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science di questa settimana, che vede tra gli autori Jacopo Moggi-Cecchi, docente di Paleoantropologia del nostro ateneo.“Quando si osservano tutti i fossili nel loro insieme, e li si mette in ordine di età, si nota – dice Jacopo Moggi-Cecchi – che fra gli esemplari maschili ve ne sono alcuni giovani-adulti (con il ‘dente del giudizio’ già in bocca), di piccole dimensioni e altri adulti molto più grandi. Fra le femmine, invece, giovani e adulte hanno più o meno le stesse dimensioni. È molto simile a quello che si osserva nel nostro cugino scimpanzé o nel gorilla”. Nei gorilla, infatti, i maschi continuano a crescere anche molto dopo che i loro ‘denti del giudizio’ (indicatori di maturità) sono comparsi in bocca. Le femmine, invece, completano l’accrescimento relativamente prima. Questo fa sì che i maschi del gorilla siano molto più grandi delle femmine della stessa specie.E dal momento che per questi primati le caratteristiche morfologiche sono in qualche modo legate alla organizzazione sociale, si può pensare che questa fosse analoga per gli Ominidi. Il raggiungimento delle dimensioni corporee da adulto, per i maschi dei gorilla, coincide, infatti, con l’acquisizione di una posizione dominante all’interno del gruppo. Al contempo, le femmine di pari età hanno già cominciato a riprodursi da tempo con i maschi dominanti. Anche tra gli Ominidi di cui sono stati studiati i resti fossili, perciò, come nei gorilla oggi, si può ipotizzare che i maschi dominanti vivessero in gruppi con molte femmine.“Questa scoperta suggerisce, fra l’altro, che la riduzione del grado di dimorfismo sessuale, cioè la differenza di dimensioni tra maschi e femmine, che osserviamo oggi nella nostra specie – aggiunge Moggi-Cecchi – è un fenomeno che si è originato molto più di recente”.

La ricerca è il risultato di molti anni di scavi nei numerosi siti fossili sudafricani, nella zona vicina a Johannesburg, oggi nota come ‘Culla dell’Umanità’. Il sito di Drimolen, ultimo scoperto in ordine di tempo, nel 1992, è quello potenzialmente più ricco di tutti in termini di resti fossili di Ominidi, antenati della linea evolutiva umana. Infatti fino ad oggi sono venuti alla luce oltre un centinaio di reperti di ominidi fossili.

In particolare, si è rivelato fondamentale lo studio di un piccolo cranio femminile completo ritrovato nel 1994 in tale sito e soprannominato ‘Euridice’. “Lo studio che stiamo conducendo insieme a Charles Lockwood (Londra) e Colin Menter (Johannesburg) su questo cranio – spiega Jacopo Moggi-Cecchi – ci ha permesso di riconsiderare anche tutti i resti identificati negli ultimi 50 anni”.

Al progetto internazionale che conduce l’attività di ricerca e di scavo a Drimolen partecipa una Missione Archeologica Italiana, coordinata da Jacopo Moggi-Cecchi, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri Italiano (DGPCC) e il sostegno dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto Italiano di Cultura, Pretoria, Sudafrica.

“Extended Male Growth in a Fossil Hominin Species” Science, 30 November 2007 London, Johannesburg, and Florence. Gli autori: Charles Lockwood, Department of Anthropology, University College London; Colin Menter Department of Anthropology and Development Studies, University of Johannesburg; Jacopo Moggi-Cecchi, Laboratori di Antropologia, Dipartimento di Biologia Animale e Genetica, Università di Firenze, Andre Keyser, Institute for Human Evolution, University of the Witwatersrand, Johannesburg.

www.unifi.it

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