Un convegno sul sonno senza niente a che vedere con le noiose conferenze accompagnate dagli sbadigli degli ascoltatori. All’auditorium del Cnr di Pisa il sonno non si è insinuato tra le poltroncine della sala, ma è stato l’indiscusso protagonista del convegno “I disturbi del sonno e la prevenzione dei danni da lavoro e degli infortuni in itinere”, presieduto dai professori Luigi Murri, preside della facoltà di Medicina, e Aldo Pinchera.
Neurologi, fisiologi e medici del lavoro si sono incontrati per parlare proprio dell’importanza del sonno per vivere e lavorare bene. All’organizzazione del convegno, promosso dal dipartimento di Neuroscienze dell’Università e dalla sezione di medicina preventiva del lavoro dell’Azienda ospedaliera pisana, hanno partecipato anche l’Inail e la Regione Toscana, oltre all’associazione di medicina del sonno (http://www.sonnomed.it) e all’Italian Sleep Foundation. Non è un caso che ad ospitare il convegno sia stata Pisa: da decenni l’università è infatti all’avanguardia nello studio delle patologie del sonno.
Il professor Murri, direttore della Clinica neurologica e del Centro di medicina del sonno, ha ripercorso le tappe più importanti sullo studio del ciclo sonno-veglia. “Negli anni ’60 – ha ricordato – abbiamo mosso i primi passi con gli studi di laboratorio. Le ricerche si sono intensificate negli anni ’80 e proseguono tutt’oggi. Le malattie del sonno sono molto diffuse: oggi, rispetto al 1910, dormiamo ben due ore in meno. Eppure i medici di base conoscono poco le patologie legate al cattivo riposo. In America alle patologie del sonno sono dedicate solo due ore di lezione in un corso di medicina di cinque anni, questo dimostra che abbiamo ancora molta strada da fare”.
A Pisa lo studio dei disturbi del sonno e dell’alternanza sonno-veglia viene affrontato in una prospettiva multidisciplinare attraverso il Centro di medicina del sonno. “Pisa è un centro di eccellenza clinica e di ricerca – ha spiegato il dottor Michelangelo Maestri del Centro -, in prima fila in tema di studi sulla sonnolenza alla guida e sul sonno negli anziani”. Non a caso quando la società scientifica europea sul sonno ha proposto di creare la Italian sleep foundation, sul modello americano(http://www.sleepfoundation.org) , Pisa ha immediatamente risposto all’appello e dal 2001 è sede della fondazione. La città della Torre, quindi, non è impegnata solo sul fronte medico-scientifico, ma anche su quello sociale con iniziative volte a informare ed educare.
Nella società dell’efficienza e della prestazione, dei cicli produttivi di 24 ore, dormire è sempre più spesso considerato una perdita di tempo. Le ore dedicate al riposo si riducono sensibilmente: dormiamo sempre meno e sempre peggio. Eppure il sonno incide sulla qualità delle nostre relazioni sociali e del nostro lavoro. Proprio il rapporto tra gli infortuni sul lavoro e il tempo dedicato al riposo notturno è stato uno dei temi al centro del convegno. I dati parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2007 in Toscana sono stati denunciati 71 infortuni sul lavoro (dati Inail), oltre il 59% è avvenuto in itinere (andando o tornando dal lavoro) ed è direttamente o indirettamente imputabile alla carenza di sonno o al cattivo riposo.
Il dottor Cristaudo, direttore di Medicina preventiva del lavoro, sottolinea che “è fondamentale che i medici del lavoro collaborino con i neurologi per evitare gli incidenti che la carenza di sonno può causare”. Nel mirino degli studiosi ci sono il lavoro notturno e quello a turni che modificano l’alternanza sonno-veglia creando un vero e proprio conflitto tra gli obblighi sociali al lavoro e all’efficienza e i ritmi biologici del riposo. Così il lavoratore notturno è costretto a performance produttive durante la notte, quando il suo corpo si predispone naturalmente al sonno, viceversa è costretto a dormire nelle ore di luce. Il suo riposo, quindi, è breve e disturbato. Agitato anche il sonno di chi cambia continuamente orario di lavoro: i suoi ritmi biologici sono infatti costretti a risincronizzarsi ogni volta.
Il dottor Alfonso Iudice, del Centro di medicina del sonno, ha illustrato i risultati di un esperimento realizzato da studiosi e ricercatori pisani. Gazie ad un simulatore di guida i ricercatori hanno dimostrato la riduzione dei riflessi nel guidatore assonnato. “Si parla spesso di partenze intelligenti nei periodi di vacanza – ha puntualizzato Iudice – ma se, per evitare il traffico, ci mettiamo alla guida di notte interrompendo il sonno, allora il viaggio diventa pericoloso”. I ricercatori pisani hanno anche compiuto esperimenti sugli effetti del sonno e dell’alcool alla guida ed hanno verificato che anche con un tasso alcolemico entro i limiti consentiti, i riflessi sono rallentati, soprattutto nelle ore notturne, quando il nostro corpo si prepara a dormire.
Dormire poco e dormire male non comportano solo stanchezza durante il giorno, ma anche deficit cognitivi e di apprendimento e importanti alterazioni biologiche, a livello di funzioni endocrine e metaboliche. In parole semplici, vengono alterati i ritmi di produzione ormonale. Secondo recenti scoperte sembrerebbe addirittura che il lavoro a turni alteri a tal punto la produzione di ormoni da favorire il cancro nelle donne.
Anche il dottor Nardecchia, dell’Inail toscano, ha sottolineato la centralità del tema del sonno e del riposo nella prevenzione degli incidenti sul lavoro e ha assicurato che”l’Inail si impegna a collaborare con l’Università per una migliore conoscenza delle patologie del sonno”, perché chi lavora con difficoltà di notte o nelle prime ore del mattino non sia considerato semplicemente una specie di ‘lavativo’”.
Dormire e lavorare: le due attività non sono contrapposte. Dal convegno di venerdì è emerso con chiarezza che riposare a lungo e bene è la condizione necessaria per l’efficienza lavorativa. I medici intervenuti lo hanno ribadito, ora si tratta di farlo capire alle aziende e di trovare un compromesso con le esigenze di produttività.
Molto tempo è passato dalle prime ed originali intuizioni di Galileo Galilei sul ciclo sonno-veglia e molta strada è stata fatta tuttavia Pisa, come ai tempi di Galileo, è ancora in prima fila.
Chiara Sillicani www.unipi.it