Fare innovazione senza ricerca

Fare innovazione senza Ricerca è un progetto che il Censis sta realizzando per Confartigianato, di cui il testo che segue anticipa i primi risultati, che nasce con l’ambizione di dare visibilità a tutto quell’ampio universo di piccole e piccolissime imprese manifatturiere impegnate quotidianamente in una complessa attività di innovazione: senza Ricerca non solo perché l’innovazione che queste fanno non transita, se non in minima parte, per i canali della ricerca formalizzata, con la “R” maiuscola per l’appunto; ma soprattutto perché il mondo della Ricerca, a partire da quella statistica ufficiale, continua colpevolmente ad ignorare il ricco patrimonio di innovazione che le piccole imprese italiane alimentano. Smentendo pertanto la convinzione sempre più radicata, tanto nelle analisi quanto nelle policies, che non si possa fare innovazione “seria” se non a partire dallo sviluppo di attività formalizzate di ricerca, e che al binomio innovazione-ricerca si accompagni quasi fisiologicamente quello media/grande impresa-Università, il testo punta l’attenzione su quel segmento di piccole realtà produttive, protagoniste in questi ultimi anni di un processo di rinnovamento radicale, che le ha portate a riorganizzare la propria presenza sui mercati con logiche e strategie del tutto nuove.  Una componente sempre meno minoritaria, se come emerge dall’indagine, sono ben il 25,3% del totale le aziende manifatturiere ed informatiche con meno di 20 addetti da considerarsi a tutti gli effetti “portatrici di innovazione”: circa 145 mila imprese che hanno dato forma e sostanza a quel sentiment innovativo più profondo che è in definitiva il ripensamento del proprio modo di essere e fare impresa. Di questo specifico universo, individuato sulla base di una serie di criteri selettivi indicati nella nota metodologica, la ricerca tenta di fornire uno spaccato il più puntuale possibile, per molti versi inedito. Mostra intanto una piccola impresa che ha saputo innovare le proprie strategie di mercato, muovendosi con maggiore autonomia in quello nazionale, aprendosi alla dimensione internazionale, pur con tutti i limiti che i piccoli numeri incontrano, gestire la propria presenza commerciale con nuova responsabilità e consapevolezza. Sono molte infatti le microaziende che hanno capito le nuove regole del gioco ed imparato a destreggiarsi nel mutato scenario, puntando su strategie di nicchia, sulla qualità, diversificando le produzioni, ampliandone la gamma, investendo nelle reti distributive, estendendo le proprie presenze commerciali.  In un arcipelago articolato e complesso di comportamenti e strategie di cui si iniziano ad intravedere gli effetti a livello di sistema, considerato che più del 50% di questo segmento leader lavora esclusivamente in conto proprio, ben il 34,8% sta sul mercato con un marchio registrato, circa un terzo (31,7%) è presente all’estero con i propri prodotti. 

E’ proprio dal mercato, dall’orientamento quasi genetico al cliente che le piccole imprese mostrano (l’81,9% è in grado di realizzare prodotti personalizzati) che nasce l’innovazione. Un’innovazione che l’indagine condotta presenta con degli aspetti nuovi e inattesi: - da un lato, infatti, inizia ad imporsi anche tra le piccole imprese come driver portante nell’informare le strategie aziendali in tutte le declinazioni possibili che tale accezione ha: è indicativo da questo punto di vista lo spostamento in atto dell’investimento in innovazione dalla componente hard, di prodotto e di processo, a quella che potremmo definire terziaria, legata al rafforzamento dei servizi finalizzati a far crescere l’appeal di mercato delle produzioni e destinata nei prossimi anni ad assorbire il grosso delle risorse aziendali, – dall’altro lato, inizia ad esigere modalità nuove di gestione, se come evidenziato dallo studio, quella che va emergendo presso un segmento ormai ampio di questo microuniverso è una logica di governo dell’innovazione che si concreta di fatto in un legame sempre più stretto con l’attività di ricerca, nella sua lenta ma progressiva organizzazione, ma soprattutto in una sua maggiore finalizzazione agli obiettivi di crescita e sviluppo dell’azienda. Da questo punto di vista, l’indagine mostra chiaramente come anche le piccole imprese siano impegnate, e molto, in un processo di continua ricerca e sperimentazione interna, oscuro ai più, perché si svolge quasi esclusivamente “nel chiuso” delle mura aziendali, talvolta, ma sempre meno, in modo informale e infine perché, malgrado si alimenti di un continuo scambio di informazioni con il mercato esterno – fornitori, clienti, aziende committenti, professionisti –, risulta resistente ad ogni forma di collaborazione con università o enti di ricerca. Dalla lettura dei dati emerge infatti che:- la stragrande maggioranza delle piccole imprese leader d’innovazione svolge attività di ricerca, sperimentazione, prototipazione al proprio interno, dedicandovi circa il 13% del monte ore lavorate in un anno. Tale attività peraltro, risulta nella maggior parte dei casi organizzata, essendo in capo ad una specifica figura od area;  - ben il 50% dichiara che l’innovazione più importante realizzata negli ultimi anni è nata dall’attività di ricerca e sperimentazione svolta all’interno; “solo” il 3% afferma che a tal fine è stata determinante la collaborazione con una università o un ente di ricerca;- quasi il 70% delle innovazioni introdotte si traduce per le aziende in un vantaggio competitivo sul mercato, mentre solo nel 30% dei casi, in un allineamento agli standard delle altre imprese. Quest’ultimo dato, oltre a testimoniare il valore strategico che l’innovazione ha per l’azienda che la realizza, palesa anche il ruolo determinante che la piccola impresa ormai gioca ai fini dell’innalzamento dei livelli complessivi di competitività del mercato in cui opera. Un aspetto questo confermato anche l’analisi dei rapporti che si sviluppano a livello di sub-fornitura che mostrano come il contributo di innovazione che le micro aziende sono in grado di apportare all’interno del sistema delinei l’esistenza di una logica di processo down-top che appare in netta contraddizione con i modelli con cuitradizionalmente si guarda allo sviluppo dei percorsi di innovazione interni alle filiere. A ben vedere infatti, la quasi totalità delle imprese (91,1%) che lavorano in sub-fornitura partecipano attivamente all’innovazione delle committenti:nella maggior parte dei casi (38%) collaborando all’individuazione di soluzioni innovative rispetto al prodotto finale, nel 31,6%, proponendo spontaneamente all’azienda committente prodotti o materiali ad alto valore innovativo, nel 15,2% individuando le soluzioni richieste dal committenti e infine nel 6,3% trasferendo macchinari e tecnologie che l’azienda committente non conosceva. Se è indubbio pertanto che innovazione e ricerca alberghino tanto nel macro quanto nel micro, perché è in definitiva il mercato e l’orientamento al cliente a provocarne la genesi, in quanto costringe le aziende, per soddisfarne le esigenze, a sviluppare prodotti, soluzioni, processi, nuova e più alta qualità, che prende forma e si concreta in molteplici e svariate forme è indubbio che tale sforzo che le imprese sono chiamate a compiere necessita di capacità inventiva, manageriale, ma anche economica. Fare innovazione costa, soprattutto per le piccole imprese che devono finanziarla in massima parte per conto proprio, considerato che il 72,2% delle spese sostenute vengono finanziate con mezzi propri, e solo il 2,5% con finanziamenti pubblici agevolati. Un costo che, per quanto invisibile, perché non contabilizzato dalle statistiche nazionali e per la difficoltà degli imprenditori stessi ad evidenziarlo nei propri bilanci, ammonta a circa il 19,1% delle spese aziendali; e che stimato sull’intero universo, porta a circa 1,8 miliardi di euro l’investimento che le aziende manifatturiere e informatiche con meno di 20 addetti sostengono per fare innovazione e ricerca. Si tratta di un volume economico che genera valore e ricchezza, frutto di fatica e lavoro quotidiano che lo studio tenta di analizzare e misurare, anche con l’obiettivo di dare dignità e riconoscimento a quell’attività “invisibile” di analisi e sperimentazione su modelli, prototipi, materiali, tecniche, che poco ha a che fare con la ricerca di serie A, ma che è in definitiva quella componente imprescindibile dell’essere imprenditore, di quel genio artigiano che ancora determina il successo di tanti nostri prodotti e lavorazioni in tutto il mondo. Questa pubblicazione è disponibile nella intranet del portale diConfartigianato, all’indirizzo www.confartigianato.it/UfficioStudi_publ.asp 

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