Le basi della politica strutturale europea si trovano negli articoli 158-162 del trattato. Secondo queste norme l’Unione promuove uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità e rafforza la coesione economica e sociale riducendo il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni. Attraverso diverse tappe (1957 – Fondo Sociale Europeo, 1962 Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia, 1975 Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, 1993 Fondo di Coesione) viene definita la politica di coesione dell’Unione che si realizza attraverso successivi periodi di programmazione.
L’allargamento a 25 dell’Unione ha reso necessario apportare alcune novità, sia nel funzionamento degli organi comunitari sia nella gestione delle politiche. Per questo motivo la nuova politica di coesione 2007 – 2013 si presenta rinnovata negli obiettivi, nella programmazione e negli strumenti. Terminato il periodo di programmazione 2000 – 2006, dal 1° gennaio 2007 entrano in vigore i nuovi regolamenti adottati dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel luglio 2006.
Un Regolamento generale n° 1083/2006 definisce i principi, le regole e gli standard comuni per l’attuazione dei tre strumenti di coesione, il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione. Sulla base del principio della gestione condivisa tra l’Unione, gli Stati membri e le regioni tale regolamento definisce un rinnovato processo di programmazione basato sugli orientamenti strategici comunitari per la politica di coesione e sul loro follow-up nonché standard comuni per la gestione, il controllo e la valutazione finanziaria. Il sistema di attuazione riformato assicurerà una gestione semplificata, proporzionale e maggiormente decentrata dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione.
Il regolamento del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) n° 1080/2006 definisce il proprio ruolo e i propri campi di intervento nella promozione degli investimenti pubblici e privati al fine di ridurre le disparità regionali nell’Unione. Il FESR sostiene programmi in materia di sviluppo regionale, di cambiamento economico, di potenziamento della competitività e di cooperazione territoriale in tutta l’UE. Tra le priorità di finanziamento vi sono la ricerca, l’innovazione, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi, mentre anche l’investimento infrastrutturale mantiene un ruolo importante soprattutto nelle regioni in ritardo di sviluppo.
Il Fondo sociale europeo (FSE) n° 1081/2006 coerentemente con la strategia europea per l’occupazione, si concentra su quattro ambiti chiave: accrescere l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese, migliorare l’accesso all’occupazione e alla partecipazione al mercato del lavoro, rafforzare l’inclusione sociale combattendo la discriminazione e agevolando l’accesso dei disabili al mercato del lavoro nonché promuovere partenariati per la riforma nel campo dell’occupazione e dell’inclusione.
Il Fondo di coesione n° 1084/2006 contribuisce a interventi nei settori dell’ambiente e delle reti di trasporti transeuropee. Esso è rivolto agli Stati membri aventi un reddito nazionale lordo (RNL) inferiore al 90% della media comunitaria e copre quindi i nuovi Stati membri come anche la Grecia e il Portogallo. La Spagna sarà ammessa a fruire del Fondo di coesione su base transitoria. Nel nuovo periodo, il Fondo contribuirà assieme al FESR a programmi pluriennali di investimento gestiti in modo decentrato, invece di occuparsi di progetti individuali approvati dalla Commissione.
Il quinto regolamento n° 1082/2006 introduce un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (EGTC). L’obiettivo di questo nuovo strumento giuridico è agevolare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e/o interregionale tra le autorità regionali e locali.
Ciascun Fondo contribuisce, secondo la propria finalità, alla realizzazione dei tre obiettivi della nuova politica di coesione:
a) l’obiettivo “Convergenza“, che è volto ad accelerare la convergenza degli Stati membri e regioni in ritardo di sviluppo migliorando le condizioni per la crescita e l’occupazione tramite l’aumento e il miglioramento della qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, lo sviluppo dell’innovazione e della società della conoscenza, dell’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente e l’efficienza amministrativa. Questo obiettivo costituisce la priorità dei Fondi;
b) l’obiettivo “Competitività regionale e occupazione“, che punta, al di fuori delle regioni in ritardo di sviluppo, a rafforzare la competitività e le attrattive delle regioni e l’occupazione anticipando i cambiamenti economici e sociali, inclusi quelli connessi all’apertura degli scambi, mediante l’incremento e il miglioramento della qualità degli investimenti nel capitale umano, l’innovazione e la promozione della società della conoscenza, l’imprenditorialità, la tutela e il miglioramento dell’ambiente e il miglioramento dell’accessibilità, dell’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e lo sviluppo di mercati del lavoro inclusivi;
c) l’obiettivo “Cooperazione territoriale europea“, che è inteso a rafforzare la cooperazione transfrontaliera mediante iniziative congiunte locali e regionali, a rafforzare la cooperazione transnazionale mediante azioni volte allo sviluppo territoriale integrato connesse alle priorità comunitarie e a rafforzare la cooperazione interregionale e lo scambio di esperienze al livello territoriale adeguato dei tre obiettivi di cui all’articolo 3, paragrafo 2 del citato Regolamento 1083/2006, secondo la ripartizione seguente:
A partire da un PIL regionale inferiore al 75% della media UE le regioni sono ammesse a fruire degli interventi per l’obiettivo Convergenza mentre tutte le altre regioni hanno accesso all’obiettivo Competitività regionale e occupazione.
Per quanto riguarda l’Italia, nell’obiettivo Convergenza rientrano la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Nell’obiettivo Competitività regionale e occupazione accederanno le altre regioni indicate dagli Stati nel Quadro Strategico nazionale oltre a quelle non più ammissibili al primo obiettivo (come la Sardegna) che beneficeranno di un sostegno transitorio aggiuntivo.
Al terzo obiettivo potranno partecipare i territori (NUTS III, di dimensione provinciale) situati lungo le diverse frontiere terrestri e marittime, anche se, come precisa il Regolamento generale sui Fondi, “ai fini della cooperazione interregionale, delle reti di cooperazione e dello scambio di esperienze è ammissibile l’intero territorio della Comunità”.
| Convergenza | € 17.999.716.405 | Calabria, Campania, Puglia e Sicilia |
|---|---|---|
| Convergenza (sostegno transitorio) | € 276.189.653 | Basilicata |
| Competitività regionale e occupazione) | € 4.539.557.937 | Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Province autonome di Trento e Bolzano, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto |
| Competitività regionale e occupazione (sostegno transitorio) | € 626.325.208 | Sardegna |
| Cooperazione territoriale europea | € 750.531.035 di cui |
€ 555.833.802 – cooperazione transfrontaliera € 186.182.745 – cooperazione transnazionale € 8.414.488 – cooperazione interregionale e reti |
Fonte UE